Stefano Baldi racconta Felice Benuzzi: il diplomatico che amava le montagne

Il Bansko Mountain Film Festival 2017 ha offerto l’occasione all’Ambasciatore Stefano Baldi di raccontare la storia di Felice Benuzzi. Benuzzi, che nel 1943 era prigioniero di guerra, evase dal campo di prigionia per scalare, insieme ad altri due compagni, il Monte Kenya. Un’impresa eroica giustificata dal suo amore per la montagna e per la libertà. Benuzzi in seguito diventò un diplomatico e conservò la sua passione per la montagna per tutta la vita. Scrisse il libro “Fuga sul Kenya. 17 giorni di libertà” che, nella sua versione inglese “No picnic on the Mount Kenya” è ormai divenuto uno dei classici della letteratura di montagna.

Felice Benuzzi. Il diplomatico che amava le montagne

 

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Intervista RAI del 1987 a Felice Benuzzi sulla sua “Fuga sul Kenya”

Grazie ad un video disponibile su YOUTUBE, è possibile rivedere una breve intervista a Felice Benuzzi, tratta da “Prigionieri”, documentario ideato e realizzato da Massimo Sani nel 1987. Felice Benuzzi (1910-1988) alpinista, scrittore e diplomatico, autore del libro “Fuga sul Kenya” (1948, riedito da Corbaccio nel 2012) è anche tra i protagonisti del recente libro “Point Lenana” di Wu Ming 1 e Roberto Santachiara.

Questo la descrizione dell’intervista riportata nella pagina di YOUTUBE:
“Sani ebbe l’idea di riunire decine di ex prigionieri italiani — sia «cooperatori» [con gli Alleati dopo l’armistizio] sia «non-cooperatori» — tra le rovine del campo di concentramento nazifascista di Fossoli, nel modenese. Il genius loci stimolò il ripescaggio dei ricordi, che si intrecciarono in un racconto comunitario durato un intero giorno d’estate, fino a sera inoltrata. Tra i partecipanti c’era anche Felice: fisico asciutto, camicia vinaccia a maniche corte, calzoni scuri, vocali aperte alla triestina. Sarebbe morto un anno dopo. Sani gli diede molto spazio, lo lasciò raccontare la sua storia e fece inquadrare dalla telecamera alcuni acquerelli dipinti a Nanyuki.
Ritroviamo qui uno dei tipici understatement di Felice: «Le autorità inglesi mi consideravano una specie di cattivello». La testimonianza si trova nella seconda puntata, “La scelta”. Alle voci e immagini di questa sorta di rito collettivo si alternano immagini di repertorio (per esempio, cinegiornali in varie lingue), sequenze di fotografie d’epoca e brani di interviste filmate in altre circostanze. Fra gli intervistati [nel documentario] vi sono diversi storici, tra i quali Flavio G. Conti e Giorgio Rochat. Dal documentario Sani trasse anche un libro, “Prigionieri. I soldati italiani nei campi di concentramento. 1940-1947″, Rai-Eri, Roma 1992.”