Pietro Quaroni e la politica estera italiana – un volume a cura di Luciano Monzali

E’ stato ripubblicato un lungo saggio particolarmente interessante dell’Amb. Pietro Quaroni dal titolo “La politica estera italiana dal 1914 al 1945” originariamente edito nel 1968. Il libro è stato curato dal Prof. Luciano Monzali e fa parte della collana “Minima Storiografica” della Piccola Biblioteca della Nuova Rivista Storica. Lo scritto di Quaroni è preceduto da un saggio di inquadramento storico molto efficace del Prof. Monzali dal titolo “Pietro Quaroni protagonista e testimone della politica estera italiana del Novecento” nel quale viene ripercorsa la vita personale e professionale dell’illustre diplomatico italiano.

Ecco la scheda descrittiva del libro elaborata dall’editore:
“Pietro Quaroni, uno dei più importanti diplomatici italiani nel Novecento, sviluppa in questo saggio una penetrante analisi delle vicende della politica estera italiana dallo scoppio della prima guerra mondiale al 1945, mettendo in rilievo le continuità e le discontinuità fra la politica estera dell’Italia liberale e quella di Mussolini e sottolineando le responsabilità di Francia e Gran
Bretagna nell’evoluzione della politica internazionale del fascismo nel corso degli anni Trenta. Il pregio di questa riflessione è che viene svolta da un diplomatico protagonista in prima persona di tutte le fasi della politica estera italiana negli anni fra le due guerre mondiali. L’analisi di Quaroni si sviluppa, infatti, dai tentativi dell’Italia liberale di partecipare alla spartizione
dell’Impero ottomano allo sforzo del regime mussoliniano di costruire un rapporto di collaborazione con l’Unione Sovietica e di consolidare l’esistenza di un’Albania indipendente alleata di Roma; dall’ambizione italiana di ritagliarsi un ruolo egemonico in Europa centrale contrastando l’Anschluss austro-germanico e promuovendo il Patto a Quattro, al sogno di divenire grande Potenza mondiale, a parte intera, proiettando, durante la seconda guerra mondiale, la sua espansione verso Mediterraneo orientale, Balcani, Medio Oriente, Africa settentrionale.”

Pietro Quaroni, La politica estera italiana dal 1914 al 1945, Società Editrice Dante Alighieri, Roma, 2018, pp. 152, € 8.00.

Per maggiori informazioni sul libro consiglio anche la lettura dell’articolo di Federico Imperato pubblicato sul Corriere della Sera del 6 marzo .

Sempre su Pietro Quaroni va citato il volumetto “Un ricordo di Pietro Quaroni” curato da Stefano Baldi, pubblicato dall’ISDI nel 2014 che è disponibile in versione digitale gratuita.

Pietro Quaroni (Roma 1898-1971) ha svolto nel corso della sua lunga carriera diplomatica le funzioni di ministro plenipotenziario in Afghanistan e di ambasciatore a Mosca, Parigi, Bonn e Londra. È stato anche presidente della Radiotelevisione Italiana e della Croce Rossa italiana. Fu anche un rinomato scrittore e commentatore politico, a lungo collaboratore de «Il Corriere della Sera». Fra le sue principali pubblicazioni ricordiamo: Ricordi di un ambasciatore, Milano, 1954; Valigia diplomatica, Milano, 1956; Il mondo di un ambasciatore, Milano, 1965; L’Europa al bivio, Milano, 1965; Problemi della politica del nostro tempo, Milano, 1966; Il Patto atlantico. Sicurezza nella libertà, Roma, Volpe, 1966, Russia e Cina, Milano, 1967.

Per altre informazioni su libri scritti da diplomatici consultare il sito http://baldi.diplomacy.edu/diplo

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I ricordi diplomatici di Giorgio Radicati

La collana “Affari Esteri”, diretta da Domenico Vecchioni, che la casa editrice Greco e Greco dedica alle memorie o agli studi storico-politici scritti da diplomatici italiani si arricchisce di un nuovo libro. E’ il volume di Giorgio Radicati dal titolo “Cose fatte, viste e sentite. Frammenti di storia e ricordi di un diplomatico” (Greco e Greco, 2018) che contiene numerose testimonianze ed episodi della sua carriera diplomatica.

Questa la quarta di copertina del libro:
“La diplomazia discreta quasi non esiste più, tantomeno quella segreta. Il circo mediatico da tempo imperante, alimentato dal crescente protagonismo dei politici, ne rivela sempre più liturgie, competenze e contenuti, facendo apparire i diplomatici dei meri, seppur qualificati, esecutori. La politica internazionale è diventata appannaggio dei Capi di Governo e dei loro ciambellani. Le iniziative del Capo Missione sono drasticamente diminuite a causa di istruzioni in tempo reale e sempre più frequenti incontri al vertice. Le vicende legate a quando costui poteva essere vero artefice di politica estera conservano un sottile profumo di naftalina eppure, l’attività diplomatica mantiene ancora margini di incertezza che, con questa narrazione, riferita a un passato non proprio remoto (e non priva di sana ironia), vorrei contribuire a chiarire …”

Giorgio Radicati, Cose fatte, viste e sentite. Frammenti di storia e ricordi di un diplomatico, Greco e Greco, Milano, 2018, pp. 474, Euro 15.

Giorgio Radicati ha iniziato la carriera diplomatica nel 1967 e ha prestato servizio in Europa, negli Stati Uniti e in Sud America, trascorrendo, tra l’altro, dodici anni tra Washington e New York. Dal 1978 al 1984 è stato Capo dell’Ufficio Africa sub-sahariana per la Cooperazione e lo Sviluppo al Ministero degli Affari Esteri, portando avanti numerose e importanti iniziative a favore dei paesi di quell’aerea. Tra i suoi incarichi: Console Generale a New York (1998-2003), Ambasciatore d’Italia a Praga (2003-2007) e Ambasciatore dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa) a Skopje. In parallelo, l’autore ha coltivato le arti visive e la scrittura. Nel corso degli anni ha esposto in mostre personali e collettive (Washington, Ankara, New York, Roma, Praga) e ha pubblicato articoli, saggi e libri. Tra i libri pubblicati: “Macedonia e dintorni” (2009), “11 Settembre: io c’ero” (2011), “Un diplomatico senza portafoglio” (2014), “Europa si, Europa no- l’Euroscetticismo è nato a Praga” (2015) e “Messina-N.Y.- Andata e ritorno sull’onda della memoria” (2016).

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“Non solo tartine. 34 anni di vita diplomatica”. Il libro di memorie di Gianfranco Colognato

E’ stato pubblicato il quinto libro della collana “Affari Esteri”, diretta da Domenico Vecchioni, che la casa editrice Greco e Greco dedica alle memorie o agli studi storico-politici scritti da diplomatici italiani.

Si tratta del volume di Gianfranco Colognato dall’evocativo titolo “Non solo tartine. 34 anni di vita diplomatica” (Greco e Greco, 2017) nel quale l’autore racconta alcune storie che si riferiscono alla quotidianità del suo lavoro nel corso della sua permanenza in una Sede diplomatica o consolare vissuta, tra gli altri Paesi, in Libia, in Nigeria, in Somalia, in Sudan, e negli Stati Uniti d’America.

Questa la quarta di copertina del libro:
“Pensate che sia possibile per un diplomatico vivere una vita di lavoro diversa da quella che la maggior parte dei suoi colleghi italiani e stranieri vive? No? Eppure leggendo ciò che viene raccontato in questo libro se ne ricava un’idea tutta particolare che con la diplomazia sembrerebbe avere poco a che fare, ma non è così. Tutti gli avvenimenti narrati sono accaduti realmente nel corso di una vita di lavoro; per alcuni di loro, apparentemente senza collegamento con l’attività diplomatica, è stato proprio grazie a quest’ultima se si è trovata la soluzione. Per molti l’attività diplomatica non è sinonimo di rischi, o comunque se accadono sono ridotti e calcolati, ma questo non si è verificato in Somalia dove la questione rischio è andata ben oltre superando le aspettative di tutti, fino al punto di rischiare la morte durante una sparatoria. Ma a parte questo la cosa importante è che quando vi accingerete a leggere queste pagine fatelo liberandovi dagli stereotipi che a questa carriera sono legati.”

Gianfranco Colognato, Non solo tartine. 34 anni di vita diplomatica, Greco e Greco, Milano, 2017, pp. 286, Euro 15.

Gianfranco Colognato è stato diplomatico di carriera fino al 2007. Esperto di Diritto Internazionale dei Trattati, più volte all’estero, ha prestato servizio in Sudan, Svizzera, Nigeria, Libia, Somalia, Germania, USA. E’ stato Console Generale a Colonia e a Miami. Studioso ed esperto del Corno d’Africa con particolare riguardo all’Etiopia, da anni si occupa di storia delle popolazioni dell’Africa orientale. È stato anche giornalista, insegnante di lettere e lingua straniera e docente di Economia politica e Diritto commerciale all’Università di Asmara (Eritrea).

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Bernardino Osio e i “Tre anni a Buenos Aires. 1975-1978”

L’Amb. Bernardino Osio ha pubblicato un nuovo libro dal titolo “Tre anni a Buenos Aires. 1975-1978” (Viella, 2017) in cui attinge ai ricordi della sua esperienza diplomatica giovanile in Argentina a metà degli anni ’70.

Ecco la scheda dell’editore:
“Sulla base di suoi ricordi e di documenti conservati nel suo archivio personale, Bernardino Osio, all’epoca giovane diplomatico in servizio presso l’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires, in un momento particolarmente tragico della storia argentina, ci descrive come visse un periodo irto di difficoltà e di grande disagio, sia all’interno dell’ambasciata che all’esterno: e l’autore non nasconde le viltà e le ottusità della vita diplomatica di quegli anni, sottolineando le colpevoli omissioni dei governi italiani dell’epoca. Nei suoi ricordi sfilano, in un insieme spesso terribile ma a volte anche grottesco, le figure ambigue del mondo politico argentino e italiano dell’epoca, assieme a quelle dolenti dei parenti italiani e italoargentini di prigionieri politici e di “desaparecidos”. Fanno da sfondo numerose personalità della grande cultura argentina con le quali l’autore intrattenne rapporti amichevoli, e le cui case spesso furono per lui oasi di pace nella tragica realtà di Buenos Aires. Il libro è stato curato da Luigi Guarnieri Calò Carducci.”
Bernardino Osio, Tre anni a Buenos Aires. 1975-1978, Viella, Roma, 2017, pp. 169, € 26.
Bernardino Osio ha prestato servizio diplomatico dal 1960 al 2008 in Svizzera, Argentina, presso la Santa Sede, in Francia, Ecuador, Spagna e Perù. Da ultimo è stato Segretario Generale dell’Istituto Italo-Latinoamericano e, a Parigi, dell’Unione Latina. Come riconoscimento del suo impegno in Argentina, nel 2001 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo ha decorato, motu proprio, con il grado di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica. Tra le sue opere: Ande e Monasteri. Tre anni in Ecuador (1981-1984) (Centro Di, 2010), Calagrande, ovvero degli Hortuli Hosiani (Centro Di, 2011) e Lettere da Costantinopoli (1914-1915). Carteggio familiare di Bernardino Nogara (Centro Di, 2014).
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Stefano Baldi racconta Felice Benuzzi: il diplomatico che amava le montagne

Il Bansko Mountain Film Festival 2017 ha offerto l’occasione all’Ambasciatore Stefano Baldi di raccontare la storia di Felice Benuzzi. Benuzzi, che nel 1943 era prigioniero di guerra, evase dal campo di prigionia per scalare, insieme ad altri due compagni, il Monte Kenya. Un’impresa eroica giustificata dal suo amore per la montagna e per la libertà. Benuzzi in seguito diventò un diplomatico e conservò la sua passione per la montagna per tutta la vita. Scrisse il libro “Fuga sul Kenya. 17 giorni di libertà” che, nella sua versione inglese “No picnic on the Mount Kenya” è ormai divenuto uno dei classici della letteratura di montagna.

Felice Benuzzi. Il diplomatico che amava le montagne

 

“Odissea di un diplomatico”. Pubblicate le memorie di Claudio de Mohr

E’ uscito, per i tipi di Gangemi, il volume che raccoglie le memorie di Claudio de Mohr dal titolo “Odissea di un diplomatico …che diranno i miei figli…”. La pubblicazione dell’interessante volume è stata possibile grazie all’attento lavoro di ricerca svolto dal figlio, l’Amb. Ugo de Mohr, che non si è limitato a riordinare le varie carte disponibili, ma che ha cercato anche di ricostruire il contesto e gli eventi che hanno caratterizzato un difficile periodo della nostra storia, quello successivo all’8 settembre 1943. Il libro è la descrizione dell’odissea che si trova a vivere un uomo, un diplomatico, proprio in questo travagliato periodo.

Ecco la scheda descrittiva dell’editore:
“…la tragedia dell’8 settembre ’43 ed una terrificante condanna alla morte civile sono lo sfondo di un virtuale dialogo a distanza di mezzo secolo tra padre e figlio, dal quale emerge l’odierno perpetuarsi del “main stream” culturale dei “padroni della memoria”, evocatore di quello che, durante il ventennio, analogamente ispirava il compatto allineamento dell’intellettualità italiana alla propaganda di regime…
Nel dare alle stampe l’inedita odissea di un figlio del secolo scorso, redatta oltre sessanta anni or sono dall’esponente di un universo lontano e forse un po’ estraneo alla sensibilità dell’odierno lettore, è parso che essa potesse acquistare in accessibilità ed interesse se calata nell’ampio contesto della vicenda storica, culturale, politica,  famigliare e strettamente personale del protagonista, dipanatasi lungo la prima metà del secolo breve: dal culto dell’epopea risorgimentale, alle idealità dell’interventismo, dell’irredentismo e del più ardente nazionalismo; via via, attraverso l’entusiasmo per l’utopia fascista di un’Italia imperiale; l’amaro disinganno; il velleitario rifiuto di una proditoria ed umiliante capitolazione; il salto nel buio ed il crudele disincanto di una sleale rivalità anche tra vinti; sino alla terrificante condanna alla morte civile ed all’annosa, tormentata trattativa tenacemente condotta dall’Ambasciatore Manlio Brosio, per il ritorno alla vita dell’autore e dei suoi  sventurati compagni. Iscritte in tale ampio contesto, le situazioni ed i personaggi che abitano il racconto di quella remota e disperata odissea potranno apparire oggi meno distanti, e fors’anche concorrere, chissà, ad una maggior comprensione, non dirò condivisione, delle…“ragioni degli altri”.”

Ugo de Mohr – Claudio de Mohr, Odissea di un diplomatico …che diranno i miei figli…, Gangemi editore, Roma, 570, € 30,00.

Claudio de MOHR
Nasce a Milano nel 1900. “Focoso e solforoso come i fiammiferi”, cresce nel culto famigliare per letteratura, editoria, giornalismo e fervente patriottismo, caratteristico di oriundi profondamente radicati da oltre un secolo nella realtà e nella cultura della terra di accoglienza. Nel novembre 1918 entra orgoglioso in Gorizia alla testa del suo plotone di bersaglieri. Legionario fiumano, conserva nell’idolatrata figura del Vate l’insuperato riferimento ideale, e sviluppa la sua evoluzione ideologica e professionale in armonia con quella politica di Mussolini, mitizzata incarnazione del progetto e della vicenda fascista. A Milano è redattore, inviato speciale e collaboratore di diversi quotidiani, nonché Capo Ufficio Stampa della Casa Editrice Sonzogno. Nel 1926 si trasferisce a Roma come Redattore Capo del quindicinale “Augustea”, corrispondente di diversi quotidiani nazionali, Addetto all’Ufficio Stampa del P.N.F. e, sino al 1928, Segretario della Confederazione Nazionale degli Editori. Nel 1933 riceve da Galeazzo Ciano, che dirige l’Ufficio Stampa del Capo del Governo, l’incarico di Addetto Stampa e Propaganda dell’Ambasciata d’Italia in Bruxelles. In tale veste, nel 1941 è alla Regia Legazione d’Italia in Sofia, dove vive gli sconvolgenti avvenimenti del 25 luglio e dell’8 settembre 1943, all’origine dell’odissea il cui racconto è consegnato in questo volume.
Ugo G. de MOHR
È nato a Bruxelles nel 1940. Capitano dell’Aeronautica. Diplomatico. Ha maturato per lunghi anni vasta esperienza nel settore della sicurezza, come Capo Ufficio Controllo Armamenti e Disarmo del M.A.E.; Primo Consigliere alla Rappresentanza d’Italia presso la NATO; Capo dell’Ufficio NATO del M.A.E. e Capo delle Delegazioni Interministeriali italiane nei Fori Internazionali deputati al controllo sulle esportazioni dei materiali sensibili a duplice uso, civile e militare. Ha servito come Console d’Italia in Turchia; Vice Rappresentante Permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa; Consigliere ed Incaricato d’Affari in Albania. È stato Ambasciatore d’Italia in Mozambico e in Finlandia

L’Italia e la Riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel primo libro dell’Amb. Elio Menzione

E’ uscito il primo libro dell’Amb. Elio Menzione, da ultimo Ambasciatore a Berlino, dal titolo “La sfida di New York. L’Italia e la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’Onu” (Rubbettino, 2017), nel quale l’autore ripercorre un periodo particolarmente impegnativo e rilevante della nostra azione diplomatica presso le Nazioni Unite a New York. l’Amb. Menzione ha infatti prestato servizio presso la nostra Rappresentanza alla Nazioni Unite a New York tra il 1991 ed il 1996, negli anni cruciali della nostra battaglia per una corretta ed equilibrata riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Questo volume è idealmente collegato a quello pubblicato nel 2007 sempre da Rubbettino, a cura di Ranieri Tallarigo dal titolo “L’Italia all’ONU 1993-1999. Gli anni con Paolo Fulci: quando la diplomazia fa gioco di squadra”.

Ecco la scheda dell’editore:
“Gli anni Novanta del secolo scorso fecero assistere a una svolta epocale nelle relazioni internazionali. Il crollo del muro di Berlino e la fine della guerra fredda crearono un nuovo scenario, e il clima di maggiore collaborazione assicurò un ruolo più importante alle Nazioni Unite e al loro organo esecutivo, il Consiglio di Sicurezza. In quella fase di cambiamenti il Giappone e la nuova Germania unificata cedettero alla tentazione di chiedere l’ingresso nel gruppo ristretto e privilegiato dei membri permanenti del CdS, ottenendo l’appoggio di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. L’Italia e la sua Rappresentanza a New York raccolsero la sfida opponendosi con fermezza ad una soluzione che sembrava scontata in nome dei legittimi interessi nazionali e di una diversa visione dell’ONU del futuro. Mobilitando altri Paesi con analoghi interessi e convinzioni, svolgemmo in quel decennio un ruolo decisivo per impedire soluzioni frettolose e per definire regole del gioco che conservano fino ad oggi la loro validità, potendo contare su un appoggio unitario senza precedenti di classe politica, stampa ed opinione pubblica del nostro Paese.”

Elio Menzione, La sfida di New York. L’Italia e la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2017,  pp. 315, € 19,00.

Elio Menzione è nato ad Alassio nel 1949. Entrato nella carriera diplomatica del Ministero degli Esteri nel 1975, ha prestato servizio in Vietnam, Indonesia e Perù e alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a New York dal 1991 al 1996. Al Ministero ha prestato servizio presso la Segreteria Generale ed è stato Vice direttore generale per la promozione culturale. E’ stato Ambasciatore d’Italia a L’Avana (2001-2005), a Pretoria (2008-2011), a Bogotà (2011-2012) e a Berlino (2012-2014).