“Odissea di un diplomatico”. Pubblicate le memorie di Claudio de Mohr

E’ uscito, per i tipi di Gangemi, il volume che raccoglie le memorie di Claudio de Mohr dal titolo “Odissea di un diplomatico …che diranno i miei figli…”. La pubblicazione dell’interessante volume è stata possibile grazie all’attento lavoro di ricerca svolto dal figlio, l’Amb. Ugo de Mohr, che non si è limitato a riordinare le varie carte disponibili, ma che ha cercato anche di ricostruire il contesto e gli eventi che hanno caratterizzato un difficile periodo della nostra storia, quello successivo all’8 settembre 1943. Il libro è la descrizione dell’odissea che si trova a vivere un uomo, un diplomatico, proprio in questo travagliato periodo.

Ecco la scheda descrittiva dell’editore:
“…la tragedia dell’8 settembre ’43 ed una terrificante condanna alla morte civile sono lo sfondo di un virtuale dialogo a distanza di mezzo secolo tra padre e figlio, dal quale emerge l’odierno perpetuarsi del “main stream” culturale dei “padroni della memoria”, evocatore di quello che, durante il ventennio, analogamente ispirava il compatto allineamento dell’intellettualità italiana alla propaganda di regime…
Nel dare alle stampe l’inedita odissea di un figlio del secolo scorso, redatta oltre sessanta anni or sono dall’esponente di un universo lontano e forse un po’ estraneo alla sensibilità dell’odierno lettore, è parso che essa potesse acquistare in accessibilità ed interesse se calata nell’ampio contesto della vicenda storica, culturale, politica,  famigliare e strettamente personale del protagonista, dipanatasi lungo la prima metà del secolo breve: dal culto dell’epopea risorgimentale, alle idealità dell’interventismo, dell’irredentismo e del più ardente nazionalismo; via via, attraverso l’entusiasmo per l’utopia fascista di un’Italia imperiale; l’amaro disinganno; il velleitario rifiuto di una proditoria ed umiliante capitolazione; il salto nel buio ed il crudele disincanto di una sleale rivalità anche tra vinti; sino alla terrificante condanna alla morte civile ed all’annosa, tormentata trattativa tenacemente condotta dall’Ambasciatore Manlio Brosio, per il ritorno alla vita dell’autore e dei suoi  sventurati compagni. Iscritte in tale ampio contesto, le situazioni ed i personaggi che abitano il racconto di quella remota e disperata odissea potranno apparire oggi meno distanti, e fors’anche concorrere, chissà, ad una maggior comprensione, non dirò condivisione, delle…“ragioni degli altri”.”

Ugo de Mohr – Claudio de Mohr, Odissea di un diplomatico …che diranno i miei figli…, Gangemi editore, Roma, 570, € 30,00.

Claudio de MOHR
Nasce a Milano nel 1900. “Focoso e solforoso come i fiammiferi”, cresce nel culto famigliare per letteratura, editoria, giornalismo e fervente patriottismo, caratteristico di oriundi profondamente radicati da oltre un secolo nella realtà e nella cultura della terra di accoglienza. Nel novembre 1918 entra orgoglioso in Gorizia alla testa del suo plotone di bersaglieri. Legionario fiumano, conserva nell’idolatrata figura del Vate l’insuperato riferimento ideale, e sviluppa la sua evoluzione ideologica e professionale in armonia con quella politica di Mussolini, mitizzata incarnazione del progetto e della vicenda fascista. A Milano è redattore, inviato speciale e collaboratore di diversi quotidiani, nonché Capo Ufficio Stampa della Casa Editrice Sonzogno. Nel 1926 si trasferisce a Roma come Redattore Capo del quindicinale “Augustea”, corrispondente di diversi quotidiani nazionali, Addetto all’Ufficio Stampa del P.N.F. e, sino al 1928, Segretario della Confederazione Nazionale degli Editori. Nel 1933 riceve da Galeazzo Ciano, che dirige l’Ufficio Stampa del Capo del Governo, l’incarico di Addetto Stampa e Propaganda dell’Ambasciata d’Italia in Bruxelles. In tale veste, nel 1941 è alla Regia Legazione d’Italia in Sofia, dove vive gli sconvolgenti avvenimenti del 25 luglio e dell’8 settembre 1943, all’origine dell’odissea il cui racconto è consegnato in questo volume.
Ugo G. de MOHR
È nato a Bruxelles nel 1940. Capitano dell’Aeronautica. Diplomatico. Ha maturato per lunghi anni vasta esperienza nel settore della sicurezza, come Capo Ufficio Controllo Armamenti e Disarmo del M.A.E.; Primo Consigliere alla Rappresentanza d’Italia presso la NATO; Capo dell’Ufficio NATO del M.A.E. e Capo delle Delegazioni Interministeriali italiane nei Fori Internazionali deputati al controllo sulle esportazioni dei materiali sensibili a duplice uso, civile e militare. Ha servito come Console d’Italia in Turchia; Vice Rappresentante Permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa; Consigliere ed Incaricato d’Affari in Albania. È stato Ambasciatore d’Italia in Mozambico e in Finlandia
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L’Italia e la Riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel primo libro dell’Amb. Elio Menzione

E’ uscito il primo libro dell’Amb. Elio Menzione, da ultimo Ambasciatore a Berlino, dal titolo “La sfida di New York. L’Italia e la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’Onu” (Rubbettino, 2017), nel quale l’autore ripercorre un periodo particolarmente impegnativo e rilevante della nostra azione diplomatica presso le Nazioni Unite a New York. l’Amb. Menzione ha infatti prestato servizio presso la nostra Rappresentanza alla Nazioni Unite a New York tra il 1991 ed il 1996, negli anni cruciali della nostra battaglia per una corretta ed equilibrata riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Questo volume è idealmente collegato a quello pubblicato nel 2007 sempre da Rubbettino, a cura di Ranieri Tallarigo dal titolo “L’Italia all’ONU 1993-1999. Gli anni con Paolo Fulci: quando la diplomazia fa gioco di squadra”.

Ecco la scheda dell’editore:
“Gli anni Novanta del secolo scorso fecero assistere a una svolta epocale nelle relazioni internazionali. Il crollo del muro di Berlino e la fine della guerra fredda crearono un nuovo scenario, e il clima di maggiore collaborazione assicurò un ruolo più importante alle Nazioni Unite e al loro organo esecutivo, il Consiglio di Sicurezza. In quella fase di cambiamenti il Giappone e la nuova Germania unificata cedettero alla tentazione di chiedere l’ingresso nel gruppo ristretto e privilegiato dei membri permanenti del CdS, ottenendo l’appoggio di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. L’Italia e la sua Rappresentanza a New York raccolsero la sfida opponendosi con fermezza ad una soluzione che sembrava scontata in nome dei legittimi interessi nazionali e di una diversa visione dell’ONU del futuro. Mobilitando altri Paesi con analoghi interessi e convinzioni, svolgemmo in quel decennio un ruolo decisivo per impedire soluzioni frettolose e per definire regole del gioco che conservano fino ad oggi la loro validità, potendo contare su un appoggio unitario senza precedenti di classe politica, stampa ed opinione pubblica del nostro Paese.”

Elio Menzione, La sfida di New York. L’Italia e la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2017,  pp. 315, € 19,00.

Elio Menzione è nato ad Alassio nel 1949. Entrato nella carriera diplomatica del Ministero degli Esteri nel 1975, ha prestato servizio in Vietnam, Indonesia e Perù e alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a New York dal 1991 al 1996. Al Ministero ha prestato servizio presso la Segreteria Generale ed è stato Vice direttore generale per la promozione culturale. E’ stato Ambasciatore d’Italia a L’Avana (2001-2005), a Pretoria (2008-2011), a Bogotà (2011-2012) e a Berlino (2012-2014).

“L’eternità dell’amore”, il nuovo libro di Luigi Fontana Giusti

E’ da poco uscito un nuovo libro dell’Amb. Luigi Fontana Giusti dal titolo “L’eternità dell’amore” (Gangemi, 2017), dedicato alla moglie Alix scomparsa 10 anni fa.

Ecco la scheda dell’editore:
“Mercoledí 17 maggio 2017 ricorre il X anniversario del ritorno di mia moglie alla Casa del Padre. Che siano trascorsi dieci anni, dieci secoli, o quant’altro, non posso che registrare un crescendo, al di fuori del tempo, del mio amore per lei e per i nostri figli. Non avrei mai creduto, durante la sua vita, di poterla amare più di quanto non l’abbia amata, in un crescendo costante di sentimenti, di valori e di felicità. Eppure in questi dieci anni in cui sono sopravvissuto alla nostra morte, il mio amore per lei si è ulteriormente raffinato, potenziato, idealizzato, sublimato, confluendo nell’amore infinito, nostro e di Dio per noi. L’amore ha un effetto moltiplicatore costante e continuo: più si ama e più si è portati ad amare. L’amore poi trascende se stesso e da amore umano si eleva ad amore divino. Tutto questo lo debbo ad Alix ed al Signore che l’ha creata e che mi ha dato la grazia delle grazie di poterla incontrare ed amare.”

Luigi Fontana Giusti, L’eternità dell’amore, Gangemi, Roma, 2017, pp. 128.

Luigi Fontana Giusti, nato il 25 dicembre 1932 in Ancona. Laureato in Legge ed entrato in diplomazia il 5 agosto 1958. Ha servito agli Affari Economici (di cui è anche stato coordinatore dei problemi C.E.E. nel 1983) e vice Direttore Generale (1985); agli Affari Politici e a Capo dell’Ufficio Disarmo (1970-1974); al Personale quale Direttore Generale e Ispettore Generale nel 1995-1996; Consigliere diplomatico del Presidente del Consiglio nel 1987-1988. All’estero ha servito ad Algeri (1960), Bruxelles (1963), Washington (1966), Lussemburgo (1968), Ottawa (1974), Vienna (1978), Londra (1981). È stato Ambasciatore all’OCSE, ESA ed EUTELSAT di Parigi (1988), ad Ankara (1993) e presso le Organizzazioni delle N.U. a Roma (FAO, PAM, IFAD), dal 1997 al 1999. È stato professore a contratto all’Università di Genova (1985- 1986). Dal 2001 è assistente volontario al carcere romano di Regina Coeli.

Pubblicate le memorie di Carlo de Ferrariis Salzano

Sono state recentemente pubblicate le interessanti memorie di Carlo de Ferrariis Salzano dal titolo “Dall’Ambasciata allo Stalag XVII. Storia di una missione straordinaria” (Aracne, 2017) nel quale viene ripercorso un periodo storico molto critico per l’Italia (dal 1943 al 1945) vissuto all’Ambasciata d’Italia a Budapest. Le memorie sono state curate dalla figlia Fabrizia de Ferrariis Pratesi ed hanno una prefazione dell’Amb. Luigi Vittorio Ferraris ed una postfazione dell’Amb. Sergio Romano.

Ecco un estratto dalla scheda dell’editore:
In seguito alla caduta di Mussolini, nella Legazione di Budapest, in un’Ungheria stretta tra il desiderio di uscire dall’alleanza con la Germania e il timore delle reazioni dei nazifascisti, un gruppo di uomini decise di opporsi al regime neofascista. A capo di essi, Carlo De Ferrariis, primo segretario della Legazione italiana, scelse la strada dell’onore e del dovere. Catturato dai tedeschi, chiuso in carcere e in campi di concentramento, riuscì a riacquistare la libertà e, insieme ai suoi compagni, affrontò in pieno inverno la traversata delle linee nemiche sulle giogaie dell’Appennino settentrionale. Tali vicende, testimonianza di un’Italia diversa e migliore, sono narrate dallo stesso Carlo e qui riproposte da sua figlia Fabrizia.

Carlo de Ferrariis Salzano, Dall’Ambasciata allo Stalag XVII. Storia di una missione straordinaria, Aracne editrice, Roma, 2017, pp. 212, € 15,00.

E’ possibile consultare le prime 20 pagine del libro  sul sito della casa editrice Aracne.

Carlo de Ferrariis Salzano è nato a Napoli nel 1905, dopo essersi laureato in giurisprudenza a Napoli ed in Scienze politiche a Perugia entra in carriera diplomatica nel 1932. Nel 1943, de Ferrariis Salzano presta servizio a Budapest presso la legazione italiana. Con la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, il suo capomissione Filippo Anfuso si schiera con Mussolini mentre de Ferrariis e altri funzionari si mantengono leali al re e al governo Badoglio. Si trovano quindi ad operare a Budapest due Ambasciate d’Italia fino al marzo del 1944, quando, con l’invasione tedesca dell’Ungheria, De Ferrariis e gli altri vengono arrestati. E’ stato Segretario Generale del Ministero dal 1958 al 1959 e successivamente Ambasciatore ad Ottawa e Rappresentante d’Italia al Consiglio Atlantico. Collocato a riposo nel 1970 è deceduto a Roma nel 1985.

La “Valigia diplomatica” di Antonio Morabito con prefazione di Stefano Folli

“Valigia diplomatica” (Mind edizioni, 2017) è il titolo dell’ultimo libro pubblicato da Antonio Morabito, ex Ambasciatore nel Principato di Monaco. Nel volume, che ha una prefazione di Stefano Folli, l’autore ripercorre alcuni dei momenti della sua carriera. Una piccola nota di colore: altri due diplomatici italiani hanno in passato utilizzato lo stesso titolo per i loro libri di ricordi. Si tratta di Pietro Quaroni (Garzanti, 1956) e Adolfo Alessandrini (Edizioni Bottazzi, 1984).

Ecco un breve scheda descrittiva realizzata dall’editore:

“Con un linguaggio semplice e coinvolgente, Antonio Morabito rivive le aspirazioni, i sogni, gli ideali e i momenti più significativi della sua carriera, fatti di incontri, esperienze, soddisfazioni ma anche difficoltà. Una storia al presente, piena di spunti vivaci che toccano la vita. Dal piccolo paese natio, luogo dell’infanzia, al ministero con le esperienze nei vari Paesi all’estero. Ne emerge una narrazione avvincente che coinvolge il lettore rendendolo partecipe di un viaggio speciale e inedito, offrendo una lettura reale della missione e dell’impegno dei diplomatici nel mondo. Il libro rivive, in forma di romanzo, le varie tappe di un percorso e le motivazioni che spingono allo studio, all’università, al concorso e alla realizzazione personale. La narrazione racconta efficacemente l’impegno e il lavoro della carriera diplomatica, facendone conoscere modalità di ingresso, progressione e passaggi, sulla base dell’esperienza personale.”
Morabito Antonio. Valigia diplomatica, Mind edizioni, Milano, 2017, pp. 188, € 15,30.

Ulteriori informazioni sul libro e sull’autore sono disponibili sul sito https://www.valigiadiplomatica.info

Antonio Morabito, nato a Reggio Calabria nel 1955,  si è laureato in Scienze politiche a Roma ed è entrato in carriera diplomatica nel 1986. Ha prestato servizio in Indonesia, in Argentina, in Iran ed è stato Ambasciatore d’Italia nel Principato di Monaco dal 2010 al 2015. Esperto di comunicazione, è autore di “Indonesia. Arcipelago delle meraviglie” (Laruffa editore, 1993) e “L’Ambasciata d’Italia a Monaco” (Liber Faber, 2015) ed ha curato numerose pubblicazioni istituzionali per il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. 

“Il Paese dei papaveri”. Il libro di Jolanda Brunetti sulla sua esperienza afghana

E’ da poco uscito un interessante libro dal titolo “Il Paese dei papaveri” (Eurilink, 2017) scritto da Jolanda Brunetti e basato sulla sua esperienza afghana come coordinatore speciale della riforma della giustizia.

Questa la scheda elaborata dall’editore:
“Dal punto di vista militare e geopolitico, il teatro afghano rappresenta un punto di attrito con un’area instabile che si allarga alla regione e genera preoccupazione per la sicurezza internazionale. Dal vissuto della diplomatica italiana, responsabile per la riforma della giustizia in Afghanistan, emergono i temi scomodi alla base delle incomprensioni, politiche e culturali – all’interno dell’Alleanza e con le Istituzioni internazionali e locali – nonché dell’insufficienza di risposte, concrete ed adeguate, alla risoluzione della complessa questione afghana. Un variegato – talora ironico, amaro e divertente – excursus sul tessuto socio-culturale afghano nonché sul contributo degli sponsors occidentali, che rivela gli aspetti meno noti e più controversi della cooperazione nel Paese. Un ambiente, quello afghano, forte e diretto ma anche violento e ambiguo, così come affiora da una visione consapevole delle circostanze. Non c’è, né potrebbe esserci, un pronostico sugli sviluppi finali perché le vicende afghane sono legate alla complessità degli interessi in presenza, sia a livello locale che sul piano internazionale. Rimane la descrizione fedele di un panorama geopolitico che, nella storia recente, segnò – per primo – il ciclo dei grandi cambiamenti politico-militari della nostra epoca.”Brunetti Jolanda, Il Paese dei papaveri, Eurilink, Roma, pp. 142, Euro 18.

Jolanda Brunetti, Ambasciatore, ha vinto il Concorso diplomatico nel 1967 ed è stata una delle due prime donne a entrare nella Carriera diplomatica italiana. E’ stata inviata a Kuala Lumpur, New York e Parigi e Capo Missione a Yangon (allora Rangoon), Tashkent, Dushanbè e Kiev. Infine è stata nominata Coordinatore speciale per la riforma della giustizia in Afghanistan, dove ha soggiornato per due anni.

Sandro Siggia e i suoi “Appunti disordinati di un Ambasciatore”

E’ stato pubblicato il secondo libro della collana “Affari Esteri”, diretta da Domenico Vecchioni, che la casa editrice Greco e Greco ha dedicato alle memorie o agli studi storico-politici scritti da diplomatici italiani.

Si tratta del volume di Sandro Siggia dal titolo  “Appunti disordinati di un Ambasciatore” (Greco e Greco, 2016) che raccoglie una serie di testimonianze e storie vissute dall’autore nel corso della sua carriera diplomatica.

Questa la scheda elaborata dall’editore:
“L’ambasciatore Siggia ripercorre le principali fasi della sua carriera diplomatica con un approccio distaccato e benevolo al tempo stesso, con una scrittura gradevole e accattivante e con una sorprendente capacità narrativa che lo colloca a pieno titolo nella scia della grande tradizione dei diplomatici-scrittori. L’Autore ci guida attraverso le sue varie sedi di destinazione (da Saigon a Lima, da Dacca a Francoforte ecc…), rivelandoci episodi singolari, svelando aspetti inediti dei grandi personaggi, dal principe Sihanouk a Oriana Fallaci. Un libro dall’indubbio fascino, interessante, spiritoso e che si legge con vero piacere. Un libro dove l’autore conserva sempre lo stile e la cortesia che lo caratterizzano, il suo aplomb di “diplomatico sorridente” anche quando affronta gli aspetti sgradevoli del suo tragitto professionale.”Sandro Siggia, Appunti disordinati di un Ambasciatore, Greco e Greco, Milano, pp. 254, Euro 13.

Sandro Siggia è entrato in diplomazia nel 1969 ed ha ricoperto incarichi in Asia, America Latina ed Europa, terminando la sua carriera come Ambasciatore d’Italia a Bruxelles. Appassionato di storia ha pubblicato “Afghanistan guerra infinita” che descrive con rapidi tratti il percorso del tormentato paese dalla costituzione del regno ai giorni nostri e “Y-Saigon 1972”, un originale diario sulla sua esperienza in Vietnam durante la guerra. Ha inoltre pubblicato “Viale dei Parioli” che prendendo spunto da esperienze familiari, evidenzia un’Italia che compie passi da gigante nell’arco di tempo che va dal 1950 al 1970, e “Soprattutto niente zelo” che descrive un episodio atipico, al limite del surreale occorso durante il periodo in cui prestava servizio a Bruxelles.